Lifestyle - 02 feb 2018

Il rugby, l’Italia, e un bagno di folla: il Sei Nazioni arriva all’Olimpico

Tra storia e passione, scopriamo come il rugby sia diventato uno degli sport più amati dagli italiani, anche se a volte ci fa così paura da farci voler correre al bagno

a ormai 18 anni l’Italia partecipa al Sei Nazioni, il torneo di rugby più prestigioso d’Europa. Non ha mai vinto, ma si è portata a casa tanto legno da poterci rifare la porta del bagno. Scherzi a parte, il Sei Nazioni è una cosa seria. Anzi, serissima.

Nato nel 1883 come Home Championship in Inghilterra, originariamente veniva disputato solo da Galles, Inghilterra, Scozia e Irlanda. Solo più tardi si aggiunse la Francia, seguita dall’Italia nel 2000. Nonostante la nostra nazionale si sia aggiunta per ultima, in questi anni la popolarità del rugby nel nostro paese è cresciuta moltissimo, soprattutto tra i più giovani.

Ma la storia che lega lo stivale al rugby è lunga più di un secolo, ovvero quando fu importato grazie a Stefano Bellandi, che lavorò molto sodo per diffondere questa disciplina fino alla fondazione, nel 1928, della Federazione Italiana Rugby (FIR) e della Nazionale l’anno seguente. Ai giorni nostri le squadre italiane si confrontano in diversi tornei nazionali ed internazionali, tra i quali spicca il Campionato di Eccellenza.

Di corsa verso la porta (o verso il bagno?)

La popolarità di questo sport è dovuta a tanti fattori: dalla forza di spirito dei giocatori al loro gioco di squadra indispensabile per rispettare le regole non proprio facili del rugby.

Tra i suoi fans italiani si contano anche lo scrittore Alessandro Baricco, e l’attore Marco Paolini, che attraverso la loro scrittura e recitazione hanno raccontato alcuni degli aspetti più divertenti e toccanti delle tante contraddizioni che compongono questo sport. A condire il tutto con un po’ di mistero, c’è la leggenda sulla sua nascita: si racconta infatti che il rugby fu inventato nel 1823, quando un giocatore di football (il nostro calcio) si stancò di prendere a calci la palla, se la mise sottobraccio, e prese a correre per il campo piazzandosi nella porta della squadra avversaria con le mani. Sappiamo che il suo nome era William Webb Ellis, e ancora oggi è ricordato come il padre del rugby.

Bagno di Sangue? Tutt’altro.

Certo, in molti hanno avuto modo di criticarne gli aspetti più violenti, ma tradizionalmente il rugby si è distinto da altri sport, come ad esempio il calcio, non solo per la spettacolarità delle sue azioni, ma anche per il fair-play di giocatori e pubblico. “ll rugby”, disse una volta Gianni Brera, “è stato inventato dai gentlemen per reagire alla moda fin troppo plebea e stradaiola della pedata: però per non restare troppo delusi, converrebbe nascere in Nuova Zelanda”.

Anche noi di Sebach all’Olimpico

A noi che in Nuova Zelanda non ci siamo nati il rugby piace lo stesso, nonostante la passione nazionale per le pedate calcistiche. Insieme a tutti gli altri seguaci di questo sport affascinante saremo infatti all’Olimpico di Roma con i nostri bagni mobili nelle date italiane del Sei Nazioni. La nostra nazionale giocherà in casa il 4 febbraio, contro l’Inghilterra e il 17 marzo, giornata di chiusura, contro la Scozia.

L’intero programma del torneo lo trovate qui.